Appunti di viaggio da Plymouth

Day 1

Dopo due ore di volo da Alghero a Londra e quasi sei in pullman, rigorosamente nella corsia di sinistra – quella “sbagliata”, come diciamo noi -, finalmente Plymouth si apre alla nostra vista, con quelle che saranno le nostre famiglie per cinque settimane ad accoglierci a braccia aperte. Se fossimo meno stanchi, probabilmente apprezzeremmo di più l’adorabile paesaggio all’inglese che la città ha da offrirci, ma ci si chiudono gli occhi e domani abbiamo una giornata impegnativa…

IMG-20180624-WA0004 copia

IMG_20180621_183003_381 copia

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

Day 2

Le nostre famiglie ci accompagnano nel college a cui siamo affiancati per questa esperienza, e lì ci vengono date le informazioni utili al nostro lavoro. Poi, per la gioia di tutti, veniamo portati in giro per la città da uno dei professori del college, in un vorticoso tour per il centro storico di Plymouth, tra porti centenari, schermi giganti nel bel mezzo delle piazze e l’attrazione principale della città: il faro, risalente alla metà del 1700. Vediamo anche la statua dedicata a Sir Francis William Drake, originario del Devon e fidato aiutante della regina Elisabetta I. Sicuramente la parte più divertente è stata posare come i Beatles, nello stesso luogo in cui era stata scattata una loro foto mentre erano in visita a Plymouth. Ma ora siamo tesi e nervosi per il primo giorno di lavoro…

IMG-20180624-WA0075 copy

IMG-20180624-WA0071

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

Day 3

Finalmente il primo giorno di lavoro! Gli inglesi sono persone puntuali, attente alle regole e ci danno orari precisi, con la pausa pranzo come ora libera. Sono estremamente gentili e non molto restrittivi, ma dobbiamo rispettare le poche indicazioni che ci danno. Per quanto stanchi siamo assolutamente entusiasti del nostro lavoro. Tutti insieme decidiamo di fare il nostro primo giro autonomamente per la città e scopriamo che i locali chiudono molto presto, ma che i posti più gettonati sono i pub, dove c’è musica e la gente si riunisce per divertirsi. Credo che in Italia la cosa più vicina sia il “bar” ma trovo che i pub inglesi siano molto più interessanti. Continuiamo a guardarci in giro notando la diversità dello stile delle case, così tipiche da sembrare quelle di un film americano, con tanto di vie costellate di alberi; non vediamo l’ora che arrivi il weekend.

IMG-20180624-WA0038 copia

dav

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

Day 4

Finalmente sabato! Non avendo in programma nessuna escursione decidiamo di dividerci in due gruppi: alcuni vanno a fare un picnic al faro (con tanto di ustioni date dai 25°), mentre altri vanno alla Saltram House, poco distante dalla città. Dopo la cena alle 18:30, orario a cui non siamo abituati (fra le altre cose), decidiamo di uscire per le vie della città, dove incontriamo tre ragazze campane, sul posto per un’esperienza di lavoro, che ci raccontano un po’ della vita qui. Purtroppo domani ci aspetta una giornata pienissima e dobbiamo andare a dormire presto…

dav

IMG-20180624-WA0044 copia

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

Day 5

“Appuntamento al grande schermo” alle 9:30, destinazione Exeter, cittadina a un’ora di distanza da Plymouth. Dopo aver visto la cattedrale della città, monumento principale, ci dividiamo nuovamente in due gruppi per il pranzo: alcuni si siedono nei parchi vicino alla cattedrale a mangiare comodamente, nonostante le disavventure con i gabbiani, altri vanno in un pub a guardare la partita dell’Inghilterra insieme agli esuberanti – per usare un eufemismo – tifosi inglesi. Dopo un’ora passata a fare del sano shopping, riprendiamo il treno. Troppo stanchi per uscire, ci prepariamo a tornare al lavoro.

IMG-20180624-WA0000 copia

IMG-20180624-WA0003 copia

IMG-20180624-WA0005 copia

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

Qui Plymouth

Sveglia 8:45.
Sono stata fortunata. Niente bus per andare a lavoro. Solo dieci minuti di camminata per raggiungere un piccolo teatro nel bel mezzo di un parco.

P_20180712_145731 copy

Oltre al lato artistico che caratterizza il mio tirocinio (dipingere fondali per il palcoscenico, decorare le pareti, ecc.), stare a contatto con i bambini che imparano che cos’è il teatro porta sempre il buonumore.

P_20180705_144736 copy

P_20180713_114519 copy

P_20180706_161337 copy

IMG-20180703-WA0006 copy

Report di Ginevra Cubeddu

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

Ogni mattina

Ogni mattina, dal lunedì al venerdì, la sveglia suona alle 7:30.
Prendo il bus alle 8:13 e vado alla warehouse, dove io e Francesca Fancellu incontriamo Audrey, una simpatica vecchietta dall’inglese comprensibilissimo che supervisiona il nostro tirocinio che inizia alle 9:00. Armate di carta e penna, io e Francesca iniziamo a catalogare libri per genere negli scaffali, trascrivendo il numero del libro con cui è registrato sul computer, l’autore e il titolo.

IMG-20180716-WA0013copy

Screenshot_copy
Verso le 11:00 arriviamo in taxi con Audrey alla Book Cupboard nel Barbican; lì ad aspettarci troviamo Andy, che ogni mattina ci manda al THE BARBICAN PASTY Co per prendere il caffellatte per lui, il cappuccino per Audrey e il tè per me e Francesca. Capire ciò che dice Andy per noi è una sfida, dato che è scozzese e a differenza di Audrey non si capisce bene, ma tra uno scaffale e l’altro riusciamo anche a conversare e scherzare con lui.

20180716_150029copy

IMG-20180716-WA0015copy
Ci ha insegnato a impacchettare i libri e spedirli dal post office lì vicino, a servire i clienti e ormai siamo diventate esperte ricercatrici di libri “perduti”.
Alle 13:00 Andy ci congeda e ci dice di goderci il pomeriggio e noi andiamo a prendere la Cornish Pasty nello stesso posto dove la mattina prendiamo le bibite calde per tutti; ormai anche i titolari del locale ci conoscono e ci salutano calorosamente.

Report di Gaia Lutzoni

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

7:00 AM

7:00 AM, sveglia impostata per 5 giorni alla settimana, doccia veloce, qualcosa per colazione e via sul bus. Tutti i propositi di fare un sonnellino nel tragitto casa-lavoro svaniscono quando mi ricordo che nessuno, facendo il viaggio da solo, mi sveglierebbe. Ma va bene ugualmente.
9:30 AM, si entra nel luogo di lavoro, dove è richiesta la massima puntualità, e ci si dirige a un bancone dove apporre la propria firma e poi sul retro a deporre gli zaini negli armadietti; ed è qui che inizia la vera e propria giornata lavorativa.

copy1
Mi dirigo dal mio responsabile per sapere cosa dovrò fare in giornata e con mia sorpresa ha sempre qualcosa di nuovo da assegnarmi, che ovviamente mi terrà impegnato per tutto il giorno: stare ai camerini, riordinare i capi per ordine di taglia, di marca, di colore, assicurarsi che ogni capo abbia la gruccia e il cubetto con la taglia adeguati… Queste sono solo alcune delle cose in cui consiste il mio tirocinio, durante il quale ho ovviamente modo di esercitare la lingua e imparare moltissimi termini ed espressioni che solo stando sul campo si possono imparare. Ho avuto modo di fare amicizia con moltissimi ragazzi inglesi che erano lì per il mio stesso motivo, instaurando così una complicità tale che non importava quanto poco tempo fosse passato, ma eravamo subito amici.

copy2
Ovviamente, per ogni lavoro che si rispetti ci sono alti e bassi. Non mi posso certamente lamentare per il posto di lavoro, ma altrettanto non si può dire per alcuni colleghi, che, a volte dimenticandosi che sono italiano, parlavano in modo davvero incomprensibile, rimanendo scocciati qualora io chiedessi di ripetere e che rispondevano in modo palesemente sgarbato, nonostante io avessi sempre il sorriso sul volto; inoltre cercavano in tutti i modi di evitare una conversazione se io facevo una domanda.
Con questo non voglio far di tutta l’erba un fascio e voglio sottolineare che moltissimi altri colleghi si sono mostrati molto ben disposti a prestare aiuto a un ragazzo che si trova a più di 1000 km da casa, in una situazione completamente nuova, e sono stati più che felici di far parte anche loro di questa esperienza. Ho avuto modo di conoscere meglio un collega di 20 anni e una collega di 18, scoprendo di avere moltissime cose in comune con loro, dai gusti musicali alla passione per la storia inglese.
Certamente sarò felice di ritornare a casa, fra 8 giorni, ma pensandoci e ripensandoci dico: “Mmmh…, che poi alla fine qui non si sta così tanto male”.

Report di Gabriele Cannas

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

La mia giornata

La mia giornata inizia alle 7:10, quando suona la sveglia in una tipica casa inglese di Springhill road. Dopo essermi preparata di corsa e aver fatto colazione con Franciska, l’exchange student proveniente dalla Germania e arrivata qui l’8 luglio, esco di casa per recarmi alla fermata del bus con Marta e Ylenia, che vivono nella strada a fianco alla mia e che fanno parte del gruppo dei venti ragazzi partiti per Plymouth dal Liceo Azuni. Ci ritroviamo con gli altri al big screen e io e Gabriele, dopo aver salutato gli altri, ci rechiamo a lavoro, ovvero in un centro commerciale di New George street, Debenhams.

IMG_0744copy
È un bel posto ed è stato molto interessante sin dal primo giorno scoprire cosa si cela dietro il solito centro commerciale che tutti conoscono.
È stato come vedere il “dietro le quinte”: le numerose sale nella zona riservata al personale, la sala della mensa, le stanze riservate alle telecamere, i magazzini, ecc.
Io lavoro nel reparto donna, al primo piano.

IMG_0679copy

Le mansioni da svolgere poi sono più o meno sempre le stesse: ritirare i vestiti dal camerino e rimetterli al giusto posto, riordinare sezioni del negozio, in base alla taglia dei vestiti o alla gradazione del colore, verificare la merce in sconto, stampare barcode da applicare quando vi sono nuovi sconti e così via.

IMG_1303copy

La pausa pranzo inizia alle 12:00 e finisce alle 13:00 e a quel punto si prosegue a lavorare fino alle 16:00 quando, un po’ stanca, ritorno a casa con il bus.

Report di Valentina Canu

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

 

Willow Childcare Centre

Dopo quattro settimane passate al Willow Childcare Centre posso ritenermi assolutamente soddisfatta del mio percorso lavorativo qui a Plymouth. Ogni giorno i bambini mi regalano milioni di sorrisi, mi coinvolgono nei loro giochi fantasiosi e mi insegnano parole nuove. Inizialmente è stato difficile riuscire a capire il loro inglese un po’ pasticciato, specialmente con i bambini più piccoli che confondono alcune lettere e non riescono a pronunciarne altre.
Poi, col passare dei giorni, è diventato sempre più semplice parlarci.
Il mio turno inizia alle 9:00 e finisce alle 16:00, e ho una pausa di mezz’ora per mangiare.
Le mie mansioni si limitano a giocare con i bambini, aiutarli quando cadono o hanno un problema e stare attenta che nessuno di loro faccia qualcosa di pericoloso; sembreranno banalità, ma badare a così tanti bambini contemporaneamente è molto più difficile e stancante di quanto credessi.

IMG-20180716-WA0013 copy
Però, nonostante torni a casa piena di sabbia dalla testa ai piedi ed esausta, sono felice di aver riscoperto un mondo di cui mi ero dimenticata e di aver conosciuto persone splendide e gentili che hanno fatto di tutto per mettermi a mio agio e farmi sentire a casa.

Report di Giulia Poli

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

 

14/07/2018

Sveglia alle 8:00 e come ogni sabato ci ritroviamo tutti al big screen alle 8:45, questa volta con destinazione Torquay. Dopo circa un’ora di treno, usciti dalla stazione ci siamo ritrovati davanti un panorama fantastico. La prima cosa che si nota è una grande e splendida spiaggia con dietro un’immensa ruota panoramica che ricorda un po’ Londra.

IMG-20180717-WA0016 copy

Passati davanti al Grand Hotel, da dove parte un percorso culturale tra i luoghi cari alla scrittrice Agata Christie (nativa proprio di Torquay), il gruppo si divide e una parte effettua una visita alle caverne preistoriche. Alle 12:30, dopo mille giri e salite, arriviamo finalmente alle caverne dove ad attenderci nel parcheggio c’è una meravigliosa auto d’epoca, simile a quelle che si vedono nei film.

IMG-20180717-WA0013 copy

Ne approfittiamo per farci qualche foto e poi via in caverna, dove, appena entrati, si ha la sensazione di essere trasportati indietro di milioni di anni. Accompagnati da una guida turistica simpatica e carina ci siamo avventurati alla scoperta di meravigliosi cunicoli e stanze. Michela, approfittando di una bellissima rientranza della grotta, ci ha regalato un passo di danza.

IMG-20180717-WA0015 copy

Finito il tour delle caverne, si torna in città per incontrare gli altri e approfittarne per fare un giro sulla ruota panoramica.

IMG-20180717-WA0014 copy

Alcune foto e poi si ritorna a casa, stanchi ma felici.

IMG-20180717-WA0017 copy

IMG-20180717-WA0019 copy

Report di Francesca Fancellu

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

 

Un saluto a tutti

Questa foto esprime la soddisfazione del gruppo Oikos Erasmus+ di Plymouth per l’esperienza che si sta per concludere. Siamo vicino a Royal Parade, dove di solito ci diamo appuntamento, dopo la compilazione del secondo monitoraggio previsto.

20180717_201907(0) copy

Report della professoressa Martina Dettori

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

 

28 luglio 2018

Dopo quattro lunghi giorni a casa, la testa e il cuore continuano a restare a Plymouth.

Il pensiero che sia stata solo una piccola parentesi del nostro percorso spaventa, perché la nostra routine là non esisteva più e potevamo ricrearci ed essere ciò che volevamo. Senza che neppure lo notassimo, dopo qualche giorno di adattamento quella piccola città sul mare era diventata la nostra città. E là, anche se può sembrare assurdo, siamo cambiati e cresciuti, abbiamo riscoperto qualcosa di noi e scoperto i nostri compagni di viaggio, abbiamo avuto coraggio e maturità quando è servito, ma soprattutto abbiamo riso e sorriso per la maggior parte del viaggio per il semplice fatto che in fondo eravamo liberi e senza limiti.

Inizialmente pensavamo che il limite fosse rappresentato dal lavoro, ma dopo poco ci siamo resi conto di che arricchimento fosse dal punto di vista umano e personale, chi più e chi meno.

Che dire quindi?

Semplicemente grazie a quella piccola città di mare che ci ha accolto, grazie a questo gruppo che è nato da niente e che pure, dopo solo quattro giorni che non si vede, sente nostalgia.

Nostalgia di cosa?

Nostalgia delle notti al faro a raccontarsi, nostalgia delle abbuffate al MC alle 11 di notte, nostalgia delle prese in giro, nostalgia dei giochi stupidi a Royal Parade, nostalgia delle nostre voci che cantano a squarciagola in quella città che ormai era nostra.

Non vogliamo essere ipocriti e dire che tutto è stato perfetto, perché non è cosi: è stato difficile mettersi alla prova e vincere le nostre paure, ma nessuno, davvero nessuno, non avrebbe voluto restare un poco di più.

L’augurio più vero che facciamo a noi stessi è di mettere tutta questa esperienza nel bagaglio personale, di custodirla come un momento raro e prezioso. L’augurio più vero che facciamo a chi verrà dopo di noi è di lasciarsi andare, di buttarsi, perché solo così si torna a casa dopo 35 giorni rendendosi conto di aver lasciato qualcosa di sé in una città inglese e fra le persone là conosciute.

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

 

 

 

Annunci

Appunti di viaggio da Berlino

IMG-20180702-WA0135copia

Primo giorno

“Ah, Berlino”. Ogni persona con cui ho parlato dell’Erasmus alza saccentemente la testa. “Città caotica”, aggiunge, convinta che le sue parole, misto di luogo comune e supponenza, possano aiutarmi sul serio nel viaggio.
Si sbagliano.
Nel viaggio da Tegel al centro noto una calma ammorbante, poche persone che silenziosamente raggiungono la propria meta senza quell’aggressività alla quale eravamo abituati.

Ore 20:00 – Ci dirigiamo in centro dalla porta di Brandeburgo fino ad Alexanderplatz. Fino a ieri erano nomi, ora immagini, domani foto. Il silenzio emesso dall’assenza di persone continua in contrasto con il movimento furioso dei treni: “Ma in che razza di metropoli siamo?”

Report di Leandro Cossu

IMG-20180702-WA0136copia

IMG-20180702-WA0137copia

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

Note Metropolitane

Prima vengono le U-Bahn. Sono le metropolitane in senso stretto: poche linee sottoterra. Nei punti nevralgici si dipanano le S-Bahn, treni altrettanto veloci ma di superficie. Infine, tram (su rotaie, dato che a Sassari chiamiamo così gli autobus) e i pullman.

20180701_182004 copy

I pendolari sono in tutto e per tutto piccoli globuli rossi, che o si disperdono dalle grosse stazioni fino alla periferia dell’impero, o vengono convogliati da capillari-bus fino al cuore, anatomicamente parlando, della città: Berlin Hauptbahnhof, una deliziosa cattedrale d’acciaio. Il primo giorno la pianta delle metropolitane ci sembrava più simile a un quadro di Kandinsky che a un pratico strumento di viaggio. Sono bastate 24 ore per trasformarci da provincialotti stupiti da ogni particolare visto dai finestrini a pendolari disincantati e desiderosi di un viaggio veloce. Alcune corse della S-Bahn si innestano in modo indiscreto negli angoli più impensabili della città, correndo parallelamente al coacervo di moderno e neoclassicismo.

IMG_20180704_143741_470 copy

IMG-20180704-WA0070

Brevi dialoghi metropolitani

L: Ahahahahahah

V: Che c’è?

L: (Indicando fuori dal finestrino) Questa fermata si chiama Croissant

Capimmo più tardi che si trattava di un chiosco per la colazione…

Report di Leandro Cossu

IMG-20180704-WA0069 copy

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

Berlino by Night

Se Berlino è spettacolare alla luce del sole, la notte ha un fascino inspiegabile.
Dai vicoli che brulicano di bar con poster e graffiti alle pareti, alle sdraio e le piste da ballo posizionate sulle rive della Sprea.
Posti caratteristici dove si respira pura aria berlinese.

IMG-20180706-WA0082copia

IMG-20180706-WA0083copia

IMG-20180706-WA0084copia
Le ore trascorrono, ma non vogliamo mai tornare a casa, vorremmo rimanere intrappolati per sempre in quell’istantanea perfetta.
Più i giorni passano, più questa città ti cattura e ti fa innamorare.
Di lei e della vita.

Report di Maria Biosa e Federica Sassu

IMG-20180706-WA0086copia

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

Wanderlust

Molte città italiane si sviluppano, generazione dopo generazione, attorno a un unico centro storico. Come si farebbe con una quercia, basta contare gli anelli per capire l’età e la storia di una città.
Ma Berlino è diversa.

IMG-20180707-WA0055copia

Ogni quartiere ha la sua storia, il suo “centro storico”, per così dire.
E attorno a esso immigrazione, bombe, muri, morte e amore hanno fatto il loro secolare lavoro.
Ma che cosa garantisce a Berlino una certa coesione, qual è l’elemento che garantisce che sí, ich bin ein Berliner? Certo, la rete metropolitana.
Ma lasciate che vi presenti Tiergarten: questo enorme parco è il vero centro di Berlino, il suo polmone verde. Questa vera e propria foresta urbana è densa di alberi, cigni e ciclisti.

IMG-20180707-WA0056copia

IMG-20180707-WA0059copia

IMG-20180707-WA0058copia

Tiergarten garantisce l’unità di Berlino in quanto ne connette tutti i distretti storici: un unico mare verde bagna le coste di Mitte e Kreutzberg, la porta di Brandeburgo e il Reichstag.
Bis später

Report di Valentino Blasina

IMG-20180707-WA0057copia

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

Visita al campo di concentramento Sachsenhausen

“Ad Auschwitz, tante persone ma un solo grande silenzio” recita una delle più celebri canzoni di Francesco Guccini. E quando arriviamo al campo di concentramento di Sachsenhausen, una quarantina di chilometri a nord di Berlino, proprio il silenzio troviamo ad accoglierci: l’attonito silenzio di centinaia di visitatori provenienti da ogni parte del mondo, come noi venuti a ricordare gli orrori che qui, come in dozzine di altri lager, furono freddamente perpetrati.

IMG-20180709-WA0037copia

L’ordine, l’essenzialità e l’elegante geometria del campo paiono quelle di un mattatoio industriale, e ciò ci ricorda con un brivido come il folle piano nazista fu accuratamente calcolato e come fu pedissequamente messo in atto, con la massima precisione e razionalità. Mi viene allora in mente che forse tutto questo servisse a illudere i perpetratori stessi di essere nel giusto, di essere ancora umani che se, insomma, si premuravano pure di fornire a quei poveri disgraziati un minuscolo letto e una vecchia stufa, cattive persone non potevano essere.

IMG-20180709-WA0049copia

IMG-20180709-WA0050copia

E mentre osservo ciò che rimane di questa mostruosa macchina di morte, qualche baracca e un solo grande silenzio, realizzo che tutto questo potrebbe accadere un’altra volta ancora sotto il nostro stesso naso, girato dall’altra parte per far finta di non vedere; mentre osservo tutto questo realizzo quanto abbiamo bisogno di portare una maglietta rossa in nome della nostra ultima briciola di umanità, prima che, come disse il pastore protestante Martin Niemöller, vengano un giorno a prendere anche noi, quando non sarà più rimasto nessuno per protestare.

Report di Matteo Pescio

IMG-20180709-WA0040copia

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

14 luglio – In principio era Wittenberg

In principio era Wittenberg. E Wittenberg è rimasta, almeno fino alla mattina del sabato per il quale avevamo programmato la visita. Mi sveglio alle dieci pregustandomi le foto davanti al famoso portone, fingendomi un novello Lutero in procinto di appendere novantacinque tesi, quando accendo il telefono per scoprire la triste verità: i biglietti costano 60 euro in totale. Proviamo ad aprire i portafogli per pagare il viaggio, ma rischiamo di venire risucchiati dal vuoto siderale: optiamo quindi per Spandau, quartiere periferico.

20180714_140141 copy

Dopo un breve viaggio in metropolitana, ci dirigiamo verso la Nikolaikirche, protetta dall’imponente simulacro di Gioacchino II (noto universalmente per essere uno sconosciuto principe elettore).

IMG-20180721-WA0032copy

La piacevole sorpresa è stata però la Zitadelle: una mastodontica brutta copia del Castello Sforzesco incastonata nel corso di un fiume.

IMG-20180721-WA0034 copy

Passiamo tutto il pomeriggio là, girando confusamente da una parte all’altra senza una meta precisa.

IMG-20180721-WA0033 copy

Dopo essere saliti su una torre del ‘300, avere girato in lungo e in largo gli avamposti e avere contemplato Madre Natura, manifestata nella forma di pulcini in coda dietro Mamma Papera, concludiamo la giornata con la maturità e la serietà che stiamo lentamente acquisendo con i tirocini: prima andiamo al parco giochi per bambini, poi compriamo le bolle di sapone.

IMG-20180721-WA0031copy

Giunta l’ora di andarcene, pronti a dirigerci verso l’Olympiastadion (che poi non visiteremo), raggiungiamo la metro, tra una bolla e l’altra, e partiamo.

IMG-20180721-WA0035copy

Report di Leandro Cossu

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

 

 

Appunti di viaggio da Perpignan

IMG_20180620_145303_225 (1) copy

PRIMO GIORNO A PERPIGNAN, FRANCIA

a) Salutare
b) Stringere la mano
c) Guardare negli occhi
E, intanto, SORRIDERE. Sempre e comunque.
Sintesi delle prime indicazioni fornite ai ragazzi (in francese) sul codice di comportamento nei luoghi di lavoro.
E noi? Siamo certi di ricordarlo sempre?
Potere del deplacement: (ri)scoprire il noto attraverso l’ignoto, ricordarsi dell’importanza della positività.
Ulteriore conferma che andare lontano aiuta anche a ritrovare se stessi e l’incontro con gli altri permette di realizzare la propria identità.
Ed è solo il primo giorno…

IMG_20180620_145320_713 copy

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

Giorno 2, diario di bordo

Finalmente abbiamo conosciuto i nostri compagni di (dis)avventure: gli spagnoli.
Il primo minuto solo timidezza, il secondo già una gara a chi faceva più caos; non può uscire niente di ordinato quando si mettono insieme popoli chiassosi.
Parliamo un “mélange” di francese, spagnolo, inglese e italiano… ciò che conta è capirsi!
FullSizeRender copy
20180620_211535 copy

La sera, Perpignan ci ha sorpreso con la festa della musica, la città si è scatenata su note di ogni genere fino a tarda notte. Sono passati solamente due giorni e già il posto ci ha regalato tante emozioni: dalla prima spesa alle pulizie della camera, dalle lezioni ordinate di lingua alla creazione di un alfabeto improbabile.

Chissà cosa ci riserverà il fine settimana…
(report di Martina Vargiu)
IMG_6155 copy
20180621_222059 copy
FullSizeRender_6 copy
Foto di Adriana Giara
FullSizeRender_6 copy
Foto di Adriana Giara

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

24/06/2018 – Collioure

Collioure, dove il mare incontra le montagne e il panorama appare ancora più spettacolare se osservato dal castello della città. In mattinata la visita guidata del palazzo, mentre nel pomeriggio spiaggia. Qui in Francia il sole splende, le giornate sono sempre più calde e ciò aumenta solo il nostro desiderio di mare. Questo immenso ci allontana ogni giorno di più da casa e allo stesso tempo ci tiene uniti; certo è affascinante ammirarlo da un castello!

Processed with VSCO with g3 preset

Processed with VSCO with c1 preset

Processed with VSCO with c1 preset

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

25/06/2018 – Perpignan

Ormai è abituale ritrovarsi nella sede dell’associazione Alfmed.
Qui inizia il nostro viaggio, in un imponente palazzo antico circondato da un giardinetto soleggiato.
Tra il sole cocente e il sorriso caloroso dei francesi conosciuti finora, si muore di caldo!
Si prospettano giorni splendenti.

(report di Virginia Zedda)

foto22

foto11

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

La festa di Saint Jean (ossia San Giovanni) a Perpignan.

Un concentrato di autentica tradizione catalana. A festeggiare il santo cristiano una teoria di volti che tradiscono etnie e origini diverse, armoniosamente uniti dal fascino eterno del fuoco, simbolo universale di luce, vita, civiltà. Anche noi, iniziati al rito attraverso la consegna delle candele accese e l’offerta del dolce tradizionale, partecipiamo alle celebrazioni con lo sguardo verso l’alto e accompagniamo l’ascesa dei tre “montagnards” sulla sommità del Castillet, nell’attesa dell’esplosione dei fuochi d’artificio.

CD37B780-0FFD-441F-AA4B-CD7B531A7478

C3BBB7E1-A134-4722-816B-1906D665221D

64204F76-04BE-4F23-860B-977BE9E6CE05

Foto di Adriana Giara

9CAEB4AA-E0A5-4514-B6BA-44507155CC5C

2402CEAA-907D-4262-B820-C1842018D4F6

4CB945A7-7B5E-4001-98E1-2C49B973691E

0C9B8C9A-59B9-4387-ADB5-84151F521D2E

50DCFF6A-4F81-4DAF-88BD-7FFB5A69A751

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

Considerazioni

Con questi ultimi scatti, solo alcuni dei tanti effettuati, ho tentato e spero di essere riuscita a trasmettere le sensazioni della mia esperienza a chi vorrà, a chi dovrà o anche solo a qualche spettatore curioso che vorrà fare, vedere o pensare un’esperienza simile.
Spero di essere riuscita a descrivere questo posto e di averne trasmesso la bellezza.
Qui rappresentati ci sono due giorni:
1) il primo è il giorno della presa della Bastiglia, festa nazionale, vissuta col massimo della gioia e del patriottismo da parte del popolo francese.

3461245B-6E54-42F4-A05E-6C888BA4DAF1

A425E18B-5458-4A43-8D93-A1E712C3E4B5

C1F1A45E-DBC1-43D7-AE9C-F306609CDB81

2) il secondo è stato un giorno di festa sportiva per la Francia, che ha lottato nella finale dei Mondiali di calcio mentre l’intero paese gioiva o piangeva insieme ai fratelli nello stadio di Mosca, col tricolore sulla pelle.

E47D9FF7-5467-4D19-882A-7F66DD31CC84

C7CB741E-171F-432A-85B2-FAF07C32088B

Sono consapevole di avere ancora a disposizione dieci giorni sino al nostro ritorno, ma sento di dover parlare e descrivere tutto questo.
Sono stata fortunatissima per le grandi persone che ho incontrato in questo percorso e che dall’Azuni fino alla sede Alfmed, qui in Francia, tutte ci sostengono e ci seguono 24 ore su 24.
Un grazie ai professori, persone veramente eccezionali e uniche, e ai compagni, che sono stati fantastici.
Sento di ringraziare questa esperienza unica, che mi ha e ci ha fatto crescere.
Soprattutto chi l’ha resa possibile, il professor Cadoni e la professoressa Gala, incredibili organizzatori: un grazie speciale per aver creato tutto questo.
Grazie davvero a loro, a tutti i professori che hanno fatto da accompagnatori e specialmente ai tutor, quindi il grazie va all’incredibile professoressa Spanu.
Un mese che ha superato completamente le aspettative, dimostrandosi un’avventura eccezionale e indimenticabile nella vita di chiunque.
Personalmente vorrei ringraziare questo paese per le grandi emozioni che mi ha dato, per l’affetto dei datori di lavoro, per l’aiuto e il supporto su tutto da parte di quelli che hanno interagito con noi.
Un paese grande in tutti i sensi, che ci ha subito accolto facendomi sentire, per quanto mi riguarda, a casa.
Una seconda casa che porterò sempre con me.
Grazie a voi.
Grazie a tutti.
Grazie alla Francia.

Report di Adriana Giara

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy

La mia esperienza

Ciò che mi ha trasmesso questa esperienza è qualcosa che a parole non riesco a spiegare.
Però posso dire che non scorderò mai niente, perché in queste cinque settimane sono cresciuta tanto, mi sono messa alla prova, ho scoperto molti lati del mio carattere che mai avrei pensato di avere e ho conosciuto persone fantastiche che porterò sempre nel mio cuore.
Perpignan mi ha conquistata e sarà difficile, dopo tutto questo tempo, ritornare alla normalità. Ringrazio tutti, dalla mia tutor agli accompagnatori, dalle mie compagne di avventura ai ragazzi che ho conosciuto qui e che spero di poter rivedere presto, e infine la mia scuola, che ha reso possibile tutto ciò.

Report di Asia Pistidda

Single-line-border-clipart-dark-blue-swirl-divider copy