Berlino 2019

Berlino è la città delle stranezze e ce ne siamo accorti dal primo istante.
Infatti, il viaggio non è iniziato proprio nel migliore dei modi: arrivati in aeroporto, abbiamo scoperto che il nostro aereo avrebbe fatto qualche ora di ritardo, ma non ci aspettavamo di dover aspettare ben sette ore prima di salire a bordo. Arrivati finalmente a Berlino, dopo un’altra ora di attesa per il ritiro dei bagagli, la nostra guida ha avuto la bella idea di scattare questa foto alle nostre facce non di certo fresche e riposate.

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IL PRIMO SABATO…
Sabato ci siamo dedicati alla visita di una parte del centro della città: Alexanderplatz e la sua Fernsehturm, il Duomo, il famoso viale alberato Unter den Linden, su cui si affaccia il Memoriale ai Caduti in Guerra che ci ha scossi e impressionati con la drammaticità del suo gioco di luci ed ombre.

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Subito dopo ci siamo diretti alla Dussmann, la libreria più grande ed importante di Berlino dove abbiamo passato il pomeriggio a curiosare tra libri e dischi in vinile. Troppo stanchi per proseguire s­­­­­iamo poi tornati a casa, nonostante i nostri piani fossero quelli di arrivare fino alla Porta di Brandeburgo e al Memoriale degli ebrei.

… E LA PRIMA DOMENICA
Domenica siamo partiti presto da casa e ci siamo diretti al Krumme Lanke, dove i berlinesi trovano pace dalla confusione della città. L’unico dettaglio che non avevamo preso in considerazione è quello che la cultura tedesca è decisamente diversa dalla nostra, tanto che ci siamo ritrovati di fronte a un’intera spiaggia di nudisti.
Che dire, sono tutte esperienze.
Comunque, sistemate le nostre cose, ci siamo tuffati nel lago che tutto ricordava tranne l’acqua della nostra Sardegna. Infatti era torbido e il fondale era pieno di alghe viscide. Dopo il bagno, abbiamo pranzato e nel pomeriggio abbiamo deciso di spostarci in un altro lago lì vicino, lo Schlachtensee. Non abbiamo fatto il bagno, ma abbiamo fatto una camminata di circa un’ora, per arrivare al luogo in cui noleggiavano delle barchette, e, dopo aver scoperto che avremmo dovuto aspettare due ore per poterle noleggiare, abbiamo deciso di fare una cosa tipicamente tedesca: sdraiarci su un prato immenso dove abbiamo passato la serata.

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PRIMO GIORNO DI LAVORO
La sveglia viene impostata molto presto perché lunedì è un giorno importante: il primo giorno di lavoro.
Alcuni di noi erano impegnati in una libreria, altri in un’agenzia immobiliare.
Rientrati tutti a casa dopo la nostra prima esperienza lavorativa all’estero ci siamo recati con la U-Bahn a Friederichstraβe, e abbiamo percorso la strada trionfale che culmina ai piedi della Porta di Brandeburgo. Procedendo al calar del sole, ci siamo inoltrati nel Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa, che con le ombre del tramonto assumeva un aspetto ancora più suggestivo e melanconico. Successivamente siamo andati a visitare il parlamento, la cui facciata era illuminata dalla luce dorata del sole che tramontava. Nel frattempo, era arrivata l’ora di cena, e noi, affamati, abbiamo deciso di recarci a Kreuzberg alla ricerca di qualche posto tipico in cui mangiare. Alla fine, contro ogni nostro programma, ci siamo seduti in un ristorante indocinese, dove abbiamo mangiato benissimo. Una volta tornati a casa ci siamo messi subito a letto, perché il giorno dopo dovevamo essere tutti al lavoro.

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SCOPRENDO LA CITTA’
Nel pomeriggio abbiamo visitato il checkpoint Charlie, dove abbiamo avuto la possibilità di vedere un pezzo del muro, sito forse eccessivamente turistico ma sempre affascinante. Siamo infine arrivati alla Gendarmenmarkt, piazza voluta da Federico III a fine Settecento, e abbiamo ammirato la simmetria delle due chiese gemelle ai lati della Konzerthaus. Abbiamo concluso la serata in modo tipicamente berlinese, mangiando un currywurst al Zoologidchergarden.

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Giovedì 27 giugno

Abbiamo dedicato la sera di giovedì a una tappa mainstream ma doverosa: la East Side Gallery. Un tratto del Muro di Berlino decorato da graffiti di artisti di fama internazionale. Dopo una passeggiata di circa 1,5 km, siamo andati in un quartiere ebraico composto solo da giardini, e, ancora una volta, decidiamo di andare a Berlino Est per mangiare qualcosa per cena. Questa volta scegliamo davvero un’abitudine tedesca (anche se le sue origini risalgono alla Turchia): un economico e delizioso kebab.

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UNA GIORNATA NEL VERDE

Sabato siamo partiti presto per andare a visitare il giardino botanico di Berlino. Entrati in una serra enorme e dispersiva, abbiamo passato lì tutta la mattinata, tra camere che riproducevano la foresta pluviale, il deserto, o una cascata con un laghetto in cui abitavano carpe davvero grandi rispetto quelle che siamo abituati a vedere in Italia. Per pranzo ci siamo stesi sull’erba verde dell’orto botanico e successivamente abbiamo svolto la visita al museo. Nel tardo pomeriggio abbiamo preso un autobus e siamo andati a vedere il monumento ai caduti sovietici, residuo della vecchia DDR. Dopo averlo visitato, con la grande maturità che ci accomuna e contraddistingue, abbiamo deciso di rotolarci giù dalla collina dove si innalza il memoriale. Coi pantaloni tutti sporchi di erba e qualche acciacco dovuto dalla rotolata, siamo tornati a casa.

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TANTA CULTURA

Domenica, visti i 42 gradi, abbiamo deciso di rinchiuderci nei musei muniti di una buona aria condizionata. Per primo, abbiamo deciso di visitare quello delle scienze naturali. Nella prima stanza, di fronte all’entrata, si trovavano vari scheletri di dinosauro a grandezza naturale. Dopo aver visitato le atre stanze dedicate a varie specie di animai e vegetali estinti e contemporanei imbalsamati, ci siamo stesi su un divano circolare che ci ha permesso di guardare un video che rappresentava la nascita dell’universo fino ad oggi. Dopo aver pranzato, siamo andati al museo egizio, dove abbiamo potuto ammirare sarcofagi, preziosi gioielli, il famoso Cappello d’oro di Berlino e la statua di Nefertiti, che ci ha lasciati senza parole con la sua immensa bellezza.

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AL PARCO GIOCHI

Il giorno dopo, con grande maturità e serietà, siamo andati al Tiergarden, il parco più grande di Berlino, dove abbiamo passato il pomeriggio a giocare con i giochi per bambini. Tra scivoli e altalene è arrivata l’ora di cena, quindi, con il nostro pranzo al sacco, abbiamo mangiato seduti sul prato, circondati da coniglietti.

Gruppo Oikos Erasmus+

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Eccoci con la nostra datrice di lavoro Manuela, che insieme a Federica e Giulia costituisce il trio delle Dreimalfrauen, un’agenzia che offre diversi servizi per supportare logisticamente chi vive, si trasferisce o passa qualche giorno a Berlino.
I nostri compiti alla Dreimalfrauen vanno dalla gestione della posta elettronica alla contabilità o alla traduzione di documenti destinati ai clienti. Spesso avviene anche un contatto con gli stessi che si recano all’ufficio in ChristburgerStraße 42

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Giulia & Francesca

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Il mio lavoro definitivo presso la Società Infermieri Italiani mi coinvolge in modo particolare perché mi è sempre interessato l’ambito della comunicazione; uno dei miei compiti è infatti quello della gestione dei social network, attraverso i quali devo far conoscere l’azienda e promuovere eventi organizzati da essa.

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Deborah

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Eccoci impegnati nel nostro lavoro definitivo. Immersi tra mail da classificare e storie invitanti da creare, cerchiamo di aiutare gli italiani a Berlino. L’associazione no-profit per cui lavoriamo si occupa di dare assistenza agli italiani che si sono trasferiti per vari motivi qui a Berlino, nonché di promuovere e organizzare eventi che coinvolgano la comunità italo-tedesca. La nostra tutor, Clorinda, è davvero coinvolgente e riesce a farci sentire a nostro agio nonostante siamo appena arrivati. Le ore di lavoro, che ci occupano tutta la mattina, filano lisce come l’acqua della Spree. Il nostro ufficio si trova circa a un’ora da casa, ma qui a Berlino anche salire sulla U-Bahn è un’esperienza fondamentale.

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Adelasia e Stefano

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Mauerpark 7 luglio

Domenica 7 luglio – Una volta conclusa la visita del “memoriale del muro”, ci siamo recati al Mauerpark dove ad accoglierci è stata una sfilza di bancarelle che vendevano oggetti usati di tutti i tipi; tra questi c’erano vecchi vinili, libri di ogni genere e persino mucchi di occhiali da sole.

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Dopo aver curiosato tra quelle cianfrusaglie, abbiamo pranzato seduti sul prato del parco godendo dell’atmosfera gioiosa che questo offriva lasciandoci trasportare dalla musica degli artisti di strada e dal viavai di berlinesi che cercavano di dimenticare il lunedì imminente con una birretta fresca.

Stefano

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Venerdì 12 luglio – Dopo tre settimane di convivenza è arrivata la professoressa Scognamillo, che ha portato una ventata di vitalità mediterranea nel grigio clima berlinese. Siamo tornati in Pariser Platz, sotto la porta di Brandeburgo, e abbiamo visitato il museo annesso al Memoriale agli ebrei assassinati d’Europa e il Memoriale agli omosessuali vittime dell’olocausto.

Adelasia

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Sabato 13 luglio – Alle nove tutti in piedi: direzione Isola dei Musei! Ci aspettano l’Alte Nationalgalerie, che è ancora più godibile grazie alla nostra guida, la professoressa di storia dell’arte Scognamillo. Che spettacolo ammirare finalmente dal vivo le opere di impressionisti francesi quali Monet, Renoir, Degas, e il pittore romantico tedesco Friederich, dopo averle studiate solo sui libri. Dopo pranzo ci siamo recati al Das Panorama; la visione virtuale della città di Pergamo ricostruita a 360 gradi ci ha lasciati senza fiato. Ultima tappa di questa proficua giornata è stata il Bode Museum, che ospita tra gli altri diversi artisti italiani come Donatello, Bernini e Canova.

Deborah

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Domenica 14 luglio – Oggi abbiamo rivissuto l’atmosfera sfarzosa e principesca che si respira ancora nel castello di Charlottenburg, residenza di numerosi sovrani succedutisi qui a Berlino. La  Sala delle porcellane, con la sua raccolta di 2700 pezzi è stata sicuramente di grande impatto visivo, ma quello che ci ha lasciati davvero senza parole è stata la Sala da Ballo dell’ala nuova del palazzo, decorata in stile barocco.

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Infine un po’ di meritato relax nel fiabesco e fiorito giardino annesso e per ricaricare le energie ci concediamo questa deliziosa merenda.

Adelasia e Deborah

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Lunedì 15 luglio – Anche solo i decisi tagli nella facciata metallica, che rappresentano una Stella di Davide spezzata, e la pianta dell’edificio, data dall’intersecarsi delle Assi della Continuità, dell’Esilio e dell’Olocausto sono di fortissimo impatto e ci fanno immediatamente comprendere l’intento del Museo Ebraico: trasmettere, più che nozioni, sensazioni.

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Una serie di esposizioni di artisti contemporanei ricreano ansie e paure dei prigionieri, come le Shalechet, “Foglie cadute”, dei visi di metallo che i visitatori devono calpestare e ricordano l’indifferenza e come la Torre dell’Olocausto, una costruzione a pianta trapezoidale illuminata solo da una fessura fa riflettere profondamente sugli orrori perpetrati dai nazisti.

Adelasia

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Parlamento

Martedì 16 luglio – Martedì ci siamo recati al Reichstag, il parlamento del Reich tedesco. Dopo molti controlli di sicurezza che ci hanno fatto comprendere ulteriormente l’importanza del luogo dove ci trovavamo siamo finalmente saliti fino all’ultimo piano dell’imponente edificio, dove ci attendeva una vista mozzafiato: infatti abbiamo potuto godere di una visuale dei posti più importanti di Berlino mentre giravamo attorno alla cupola che si erge al centro della terrazza. Dall’alto abbiamo inoltre indicato colmi di emozione i posti in cui eravamo già stati e col sorriso in faccia abbiamo ammirato il sole tramontare su questa bizzarra quanto affascinante città.

Mariel

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Martedì 16 luglio – Dopo la visita al parlamento, abbiamo preso la metro e siamo andati a Spandau, una piccola cittadina medievale inglobata nell’area metropolitana di Berlino negli anni ’20.
Con la sua quiete e le peculiari architetture ci ha sorpresi e affascinati, anche se in quel momento la fame non ci permetteva di goderci al meglio questa bella cittadina. Dopo aver mangiato, stanchi ma con la pancia piena, siamo saliti sulla metro per tornare a casa. Solo una volta partiti ci siamo resi conto di non aver visto le Zittadelle. E proprio quando ci siamo accorti di ciò, la metro si è fermata alla stazione che portava il medesimo nome, quindi, senza pensarci un attimo di più, siamo scesi dalla metro e ci siamo incamminati verso il centro di Spandau.
All’interno delle Zittadelle c’era un festival notturno e mentre camminavamo per tornare alla stazione della metro, abbiamo potuto assistere a un’eclissi lunare.

Irene

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Foresta

Mercoledì 17 luglio – Oggi siamo usciti di casa verso le 18:00 e ci siamo diretti alla Foresta di Grünewalde, guidati da una vecchietta tedesca che gentilmente ci ha accompagnato fino al sentiero principale. Per quanto Berlino sia ricca di aree verdi, avevamo davvero bisogno di staccare un po’ dal caos di una metropoli così grande e di fare una bella passeggiata in mezzo alla natura. Dopo aver perso il sentiero un paio di volte ed esserci punti con l’ortica,  siamo arrivati in cima alla collina Teufelsberg. Dopo abbiamo preso la metro e siamo tornati in città, dove ad aspettarci c’era il ramen più buono di tutta Berlino, che ci ha saziati ma soprattutto colpiti per la sua bontà.

Irene

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Giovedì 18 luglio – In questa giornata ci siamo dedicati completamente al cinema: prima abbiamo fatto tappa al museo del cinema, interessante ma secondo noi troppo settoriale e incentrato soprattutto sulla storia del cinema tedesco. La struttura era molto suggestiva in quanto dagli ascensori di vetro si poteva godere della splendida vista di Potsdamer Platz e del Sony Center illuminato. Dopo una cena veloce al sacco siamo andati al cinema a vedere il Re Leone in inglese, appena uscito, da veri fan della Disney. Il film era in 3D come si può vedere dai bellissimi occhiali che indossiamo nella foto.

Francesca

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Dinner

Venerdì 19 luglio – Dopo il museo della fotografia, soprattutto incentrato sulle opere del fotografo Helmut Newton, abbiamo avuto la brillante idea di andare a mangiare un piatto tipico turco che, dalla descrizione della datrice di lavoro di Irene, sembrava essere delizioso. Dopo averlo assaggiato abbiamo cambiato totalmente idea! Era una patata bollita ripiena di qualsiasi cibo esistente. Alcuni hanno optato per la versione spicy, quale peggiore idea! Per ciò, dopo questa avventura a dir poco irripetibile, decidiamo di consolare le nostre papille gustative con un bel gelato nella nostra gelateria di fiducia vicino casa.

Francesca

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Pergamon

Sabato 20 luglio – Tutti in piedi per visitare il Pergamon! Capiamo che ne è valsa davvero la pena affrontare la lunga attesa all’entrata quando varchiamo la meravigliosa porta di Ishtar, direttamente dall’antica Babilonia ….. da rimanere senza fiato! Nello splendido edificio dell’Altes abbiamo potuto ammirare splendide statue greche e romane, volti a noi familiari perché studiati nei testi scolastici. Dopo un breve spuntino siamo saliti sul cosiddetto Duomo tedesco, una delle due chiese gemelle che fanno da cornice alla Gendarmenmarkt, la storica piazza del mercato di Berlino. I nostri progetti per la serata sono stati un po’… spazzati via dal temporale, letteralmente! Nonostante questo, non abbiamo rinunciato a un’ottima ciambella e a un improvvisato balletto sotto le luci della meravigliosa Alexanderplatz, che di notte è veramente un posto fantastico.

Elena

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Domenica 21 luglio – Prima tappa di questa domenica il Tränenpalast, il palazzo delle lacrime attraverso il quale dovevano passare ai tempi del muro i berlinesi che volevano spostarsi da est a ovest o viceversa. Poi abbiamo visitato il Duomo… e dopo ben 181 scalini siamo saliti fino alla cupola, che vista! Dopo aver pranzato davanti al Duomo, siamo andati alla Gämaldegalerie che vanta capolavori di artisti quali Tiziano, Raffaello, Botticelli, Giotto, Caravaggio e Vermeer.

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La giornata si è conclusa con una passeggiata al Stadtfest, manifestazione che promuove i diritti LGBTQ+ nello storico quartiere gay di Berlino, Schöneberg.

Giulia

 

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Nella società in cui ho lavorato durante la mia esperienza lavorativa all’estero, che si occupava di dare assistenza alla popolazione italiana residente a Berlino nel campo sanitario, mi occupavo della gestione dei social media e di aiutare la carinissima fondatrice della società, Clorinda, nei lavori al computer o d’ufficio.

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Il posto di lavoro era accogliente e tranquillo e i colleghi con i quali sono venuta a contatto sono stati tutti disponibili e simpaticissimi, infatti erano tutti italiani!
In particolare, lavorare in questo ambito mi ha aiutato a scoprire diversi aspetti della vita quotidiana in Germania che spesso si danno per scontato come, appunto, l’organizzazione sanitaria. Mi ha fatto conoscere le varie differenze tra il mio paese e quello che mi ha ospitata in queste 5 settimane e le varie difficoltà del vivere in un paese straniero, oltre a catapultarmi in prima linea nel mondo del lavoro.
Questa esperienza mi ha aperto la mente e mi ha permesso, molto più di altre, di imparare a gestire me stessa e il mio tempo. Inoltre ha aiutato tutti noi a regolare i nostri comportamenti non solo secondo le nostre necessità, ma anche a secondo di quelle degli altri, poiché vivendo tutti insieme era importante non essere egoisti ma pensare anche al bene comune per una convivenza più felice.

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Nelle foto aiuto la mia datrice in un lavoro al computer. Dovevo infatti controllare email, organizzare dati e gestire la pagina Instagram ufficiale della società; quest’ultima cosa mi divertiva molto in quanto potevo pubblicare post o storie nel modo in cui più mi piaceva.

Deborah

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Dreimalfrauen, ovvero Tre volte donne. Questo è il nome dell’agenzia di relocation dove ho avuto il piacere di svolgere il mio tirocinio a Berlino, un’organizzazione tutta al femminile che offre diversi servizi per supportare logisticamente chi vive o si trasferisce a Berlino. È stato impossibile non sentirmi subito a mio agio con le mie tre datrici di lavoro, Federica, Giulia e Manuela, che già dal primo giorno hanno creato un meraviglioso clima di amicizia e collaborazione.

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Un ambiente familiare ma allo stesso tempo molto professionale, dove mi hanno mostrato la complessa burocrazia che deve affrontare un’agenzia immobiliare come la loro e le difficoltà che si incontrano nel mondo del lavoro.

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Le mie mansioni alla Dreimalfrauen variavano dalla gestione della contabilità alla traduzione di contratti e documenti relativi alle case in gestione. Questo tipo di lavoro è stato molto utile per migliorare le mie competenze linguistiche, così come i compiti al di fuori dell’ufficio, consegna e ritiro di chiavi, visioni di appartamenti, commissioni in banca e alle poste, che mi hanno dato la possibilità non solo di maturare il senso di responsabilità ma anche di poter visitare al meglio la capitale tedesca.

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Anche il contatto con il cliente ha giocato un ottimo ruolo nel mio tirocinio, che personalmente è servito molto alla crescita della responsabilità, dell’autostima e della capacità di affrontare al meglio situazioni, in certi momenti anche complicate, che normalmente non fanno parte dell’ambiente familiare di tutti i giorni.

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Sul posto di lavoro è stata molto fruttuosa la collaborazione con un’altra tirocinante proveniente dalla Romania, Irina. Un interessantissimo scambio di opinioni tra due culture molto diverse tra loro. Personalmente posso dire che il mio posto di lavoro alla Draimalfrauen è stata una delle più grandi soddisfazioni di questo viaggio.

Elena

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Durante il mio tirocinio a Berlino ho avuto la fortuna di poter lavorare in un negozio di abbigliamento, dove ho potuto sperimentare in prima persona come funziona realmente il mondo del marketing e quanto duro lavoro ci sia dietro a quegli scaffali che noi troviamo solitamente perfettamente ordinati quando entriamo in un negozio.

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Grazie alle mie colleghe ho anche imparato che salutare i clienti con un sorriso aiuta a creare un ambiente piacevole che li farà sentire a loro agio e, nel migliore dei casi, li spronerà ad acquistare uno dei nostri prodotti.

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Uno degli aspetti formativi più importante è sicuramente il fatto che, dovendo prendere la metro per arrivare a lavoro, ho subito imparato come muovermi in modo autonomo leggendo le mappe e calcolando i percorsi più veloci: in questo modo posso quasi sentirmi integrata come una vera cittadina di Berlino.

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Il mio tirocinio nel negozio Luca e Anna è stato davvero interessante. La datrice di lavoro è sempre stata molto disponibile e cordiale e le colleghe ci hanno fatto sentire a casa dal primo istante. Il negozio vende capi d’abbigliamento, quindi fin dal primo giorno di lavoro mi sono occupata di sistemare i vestiti e gli accessori, di assicurarmi che ogni capo fosse prezzato e nel posto giusto e, dopo qualche giorno, mi hanno insegnato a usare la cassa, quindi mi sono occupata anche di vendere ai clienti i vari vestiti.

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Stare a contatto coi clienti, anche con quelli sgarbati e con la luna storta che non cercavano in nessun modo di venirmi incontro con il tedesco, mi ha fatta crescere e mi ha insegnato a imbarazzarmi meno quando parlo una lingua che non è la mia. La puntualità non mi è mai mancata, ma in questa situazione per me era ancora più importante.

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Per cinque settimane ho provato un senso di responsabilità maggiore; il lavoro, nonostante fosse un tirocinio, l’ho sempre visto come un lavoro a tutti gli effetti, per questo mi sono impegnata e l’ho affrontato con la massima serietà. Questa esperienza mi ha dato la possibilità di affacciarmi al mondo del lavoro e di farmi un’idea di quello che è l’ambiente del negozio, permettendomi anche di schiarirmi le idee sui progetti per il mio futuro.

Irene

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Portsmouth 2019

Sveglia alle 5:30.
Tutti in piedi anche se ancora un po’ addormentati, oggi si va a Londra!
Dopo esserci incontrati con le professoresse alla stazione, siamo saliti su un treno diretto a Victoria Station, la stazione londinese pronta a introdurci nella bellezza di questa città.
Dopo due ore e mezza, trascorse più o meno velocemente tra chiacchiere, risate e in molti casi dormite, siamo finalmente arrivati nella capitale di quello che per noi è il luogo di una nuova avventura. Abbiamo scelto come prima tappa Buckingham Palace, una meravigliosa tappa direi. Tutto quel verde, tutti quei colori, il cambio della guardia e tutte le persone che si accalcavano sui cancelli per vederlo meglio facevano trasparire perfettamente il motivo dello stupore dei visitatori davanti a quel luogo.
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Il percorso ci ha poi portati in altri punti fondamentali della città: Trafalgar Square, San Paul Cathedral, Westminster Abbey, Tower Bridge, la sede del parlamento e il Big Ben, che purtroppo abbiamo trovato in restaurazione.

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Tutti questi posti ci hanno lasciato un segno dentro, è impossibile che non sia così e, nonostante i venti chilometri percorsi e il dolore ai piedi, i nostri occhi sono stati riempiti da meraviglia e stupore, i nostri cuori da quello che sarà per sempre un bellissimo ricordo.

Fabrizio

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Oggi, il nostro primo weekend, siamo andati a Winchester, una città ricca di arte e cultura.

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Staccare finalmente dai ritmi serrati e un po’ schematici del lavoro ha fatto bene: questa esperienza è stata davvero terapeutica!

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Inoltre Winchester è una città stupenda; abbiamo visitato la parte rimanente del castello dove è custodita una ricostruzione della tavola rotonda.

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Dopo pranzo alcuni di noi sono entrati nella stupenda cattedrale gotica, che io ho preferito osservare solo da fuori (un po’ mi pento di non essere entrata).

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Sul tardo pomeriggio siamo poi ritornati a Portsmouth stanchi, ma contenti.

Martina

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Sono Gabriele, uno degli studenti beneficiari del progetto Oikos che ci ha portato a intraprendere un’esperienza di lavoro all’estero, precisamente a Portsmouth, in Inghilterra.

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Questo è il tredicesimo, forse quattordicesimo, giorno di esperienza e mi sento di vivere questa città e questo lavoro da una vita. Sono entrato a pieno nella routine lavorativa e ne sono talmente dentro che vivo la tensione o il nervosismo del pensare: “Ma questo l’ho fatto bene?” oppure “Andrà bene così?”
Da maniaco del perfezionismo quale sono, vorrei che una scenografia per due rappresentazioni teatrali tanto famose quanto importanti di Shakespeare (Molto rumore per nulla e Romeo e Giulietta) fosse a dir poco spettacolare… perché sì, lavoro al Groundlings Theater un teatro tanto particolare quanto antico. Il mio lavoro è molto duro, con un orario preciso da mantenere, poi le travi di legno non si spostano da sole, magari qualche misura di sicurezza in più sarebbe gradita, ma ancora una volta penso che spesso nella vita vadano stretti i denti, prese tutte le forze e si continui ad andare avanti, insomma, sono 35 giorni e non capiteranno mai più, perché mai anche se stanchi, buttarsi giù? C’è tutto agosto per riprendersi!!
Per quanto riguarda la città e la mia famiglia, sono felice di cosa sto conoscendo e chi sono le persone con cui ho contatto, per non parlare del fantastico gruppo di noi studenti azuniani, energia e spensieratezza da vendere.

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Le uscite della scorsa settimana, nel weekend, sono state molto belle, lunghe ma belle, ho avuto modo di visitare la cattedrale di Winchester, ma soprattutto di vedere la mia prima città metropolitana al di fuori dell’Italia, Londra.
Chiudo dicendo: Dio benedica la regina, ma anche noi che siamo qua!

Gabriele

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Cristoforo Colombo ha detto: “Non si va così lontano come quando non si sa dove si va”.
È questa è la frase che può sicuramente riassumere questo periodo che ho appena trascorso a Portsmouth.

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Avete presente la tipica cittadina inglese che vedete nei libri o in TV? Aggiungeteci un porto, una torre immane e qualche museo qua e là ed ecco, sì, quella è esattamente Portsmouth. In parte, tornando a Colombo, sapevo dove sarei andata, a differenza sua, perlomeno da un punto di vista geografico, ma non avevo la più pallida idea di quanto questa città, come fosse la Zattera di Pietra di Saramago, mi avrebbe portato lontano.
Tra tante case uguali in questa isoletta, sicuramente più piccola della Sardegna, c’è anche la mia: una casetta di mattoni rossi che si distingue dalle altre per i fiori e le lucine nella facciata, lucine che sono state la mia salvezza dal rischio di provare a introdurmi in un’altra casa durante la prima settimana.

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Nella mia casa, costruita su tre piani, vivo con altri tre italiani di Padova e Milano con cui ho subito fatto gruppo, e una coppia di inglesi sulla cinquantina, Debbie e Neil, veramente simpatici. Mi sto trovando bene con loro, perché si interessano a parlare con noi ragazzi di tutto quello che succede durante la giornata e perché si mostrano premurosi e gentili rispetto alle nostre richieste.
Ho realizzato di essere davvero in Inghilterra non quando la prima mattina sono andata in cucina a fare colazione con Debbie, ma neanche quando Neil mi ha insegnato il percorso del bus per il centro; la prima volta in cui ho realizzato di essermi veramente allontanata da casa è stata durante il mio primo giorno di lavoro.
Anche se vivo poco lontano dal posto di lavoro sono comunque riuscita a sbagliare strada, giusto per non avere sempre tutto sotto controllo, e una volta arrivata nel mio negozio della British Heart Foundation, un centro di beneficienza, inizialmente le cose non andavano troppo bene, per usare una litote attenuante.
Subito sono arrivati altri due ragazzi del mio gruppo, Fabrizio e Matteo, e ho potuto condividere con loro il mio imbarazzo generale per l’utilizzo della nuova lingua. Abbiamo subito iniziato a svolgere i nostri primi compiti nel negozietto, ma in assoluto silenzio.

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Ebbene sì, i nostri colleghi e i nostri tutor non badavano molto a noi che è vero, faticavamo in parte a capire, ma cercavamo in tutti i modi di attaccare disperatamente bottone, senza successo. Questa storia ha però un lieto fine: piano piano la situazione è migliorata e ora abbiamo una fantastica collega delle Mauritius, che è una volontaria della nostra età che si chiama Safah, e altri colleghi e tutor sempre disponibili a spiegare meglio o a ripetere e che ci strappano un sorriso anche con un semplice “ciao” pronunciato all’inglese.
È proprio vero che a volte bisogna solo dare tempo al tempo.
Dopo aver finito la mia giornata di lavoro ho diverse possibilità: se posso vado alla Tellus Scholl, la nostra scuola di lingua, nella quale si svolgono in giorni precisi degli incontri di conversazione con persone di ogni parte del mondo, Taiwan, Russia, Francia, Cina, e dove si può costruire un ponte di intesa con loro con il solo inglese, senza il quale diversamente non sarebbe possibile alcuno scambio di informazioni, e parlare quindi dei costumi e delle tradizioni dei propri paesi di provenienza. Per esempio io ho fatto amicizia con due ragazze spagnole veramente piacevoli e affabili e che amano l’Italia e il mio accento.

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Un’altra possibilità invece nel mio caso è quella di andare ad allenarmi in palestra o diversamente andare a casa a riposarmi.

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Dopo la cena, che è alle 18/18;30, noi ragazzi ci incontriamo vicino alla Spinnaker Tower, dove passiamo la sera a mangiare qualcosa insieme e raccontare le peripezie delle nostre nuove giornate, spesso in compagnia di altri italiani (siamo veramente tanti!) conosciuti anche il giorno stesso e che si trovano naufragati come noi in un mondo di multiculturalità e di novità e che come noi sono totalmente effusi in un’esperienza indimenticabile.

Lidia

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Portsmouth, martedì 2 luglio 2019.

A distanza di 11 giorni dalla partenza in Inghilterra sono finalmente riuscita a ritagliarmi un po’ di tempo per buttar giù qualcosa riguardo questa avventura che ho deciso di intraprendere.

Qualche mese fa ho preso parte a un progetto organizzato dalla mia scuola, che ogni anno permette a un numero ristretto di studenti di trascorrere 5 settimane all’estero ospitati da una famiglia. 

Nonostante avessi aderito a questa iniziativa con molta leggerezza e, oserei ammettere, ingenuità, il destino ha voluto che rientrassi proprio in quel gruppo circoscritto di alunni del terzo e quarto anno ai quali è stata data l’occasione di partire grazie a una borsa di studio per merito.  

Fino a qualche giorno prima della partenza non ero pienamente cosciente dell’importanza dell’esperienza che mi accingevo a compiere, piuttosto mi preoccupavo maggiormente di dover abbandonare per un mese i miei amici di sempre, con i quali è solito che trascorra l’intera estate.

Avevo deciso di partire alla volta dell’Inghilterra, pur avendo la possibilità di scegliere fra tre diverse destinazioni tra le quali anche la Francia e la Germania, ma, in mia difesa, ho sempre avuto un debole per l’accento britannico e la cultura anglosassone. 

Una delle preoccupazioni più grandi era quella di non trovarmi totalmente a mio agio all’interno del gruppo di studenti selezionati, dal momento che non ero troppo legata con nessuno, ma fortunatamente posso affermare di aver trovato delle persone splendide, più simili a me di quanto io non potessi immaginare, speciali nel loro piccolo, e tutte estremamente talentuose; solo grazie a loro sono riuscita a superare gli “attacchi” di nostalgia iniziali.

Il fatidico giorno della partenza, il 22 giugno, è stato traumatico; credo di non essere mai stata così in difficoltà nel lasciare la mia famiglia. Per non far notare le lacrime che rigavano il mio viso ho messo gli occhiali da sole, cosicché la mia espressione sofferente fosse poco visibile. Vedevo i miei genitori dal finestrino del pullman che ci avrebbe portati all’aeroporto, e chiedevo a me stessa se stessi facendo la scelta giusta. Fortunatamente i miei pensieri profondi sono stati interrotti dalle voci squillanti delle prof intente a fare l’appello per la prima volta. Le due docenti Carta e Martinasco sono state un supporto fondamentale, hanno fatto sentire noi studenti protetti e sorvegliati, ma allo stesso tempo a nostro agio, ed è un vero peccato che debbano partire tra poco, lasciando spazio a due nuove insegnanti addette agli stessi compiti. 

Tornando a noi, dopo il viaggio in aereo e le due ore di pullman dall’aeroporto di Londra al punto d’incontro della cittadina nella quale tutt’ora viviamo, Portsmouth, è avvenuto lo smistamento nelle varie famiglie: tutti gli studenti, a gruppi di due o tre, oppure da soli, sono stati assegnati a una famiglia che vive in città, la quale ha il compito di badare a noi durante tutta la permanenza, offrendoci i pasti, un alloggio pulito e un bagno dove potersi sistemare. Fortunatamente io sono capitata con altre due ragazze, Maria e Diletta, con le quali sin da subito ho avuto modo di legare. La nostra “host mum” si chiama Vanessa, è una donna tutta d’un pezzo, una vera boss; adora sistemare la sua casetta, ed esige che sia sempre tutto in ordine, e soprattutto pulito, il che giova alla nostra permanenza.

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La sua casa è molto accogliente e profumata, e in particolare la stanza destinata a me e a una delle mie compagne di viaggio è grande e ariosa, in stile vittoriano. Il marito di Vanessa, Jesse, è un uomo di poche parole, ma molto simpatico, che ama il suo lavoro, il football femminile, e la birra; il tipico britannico insomma. Hanno due figli grandi, che non abitano più qui, ma che periodicamente vengono a far visita ai genitori con i propri partner, e anche due cani, che sono davvero adorabili.

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Ritengo di essere stata molto fortunata nel sorteggio della famiglia, sicuramente più di altri studenti, e mano a mano che il tempo passa mi ci affeziono sempre di più. 

Purtroppo, come tutte le mamme che si rispettino, anche Vanessa ha il suo tallone d’Achille, che è la cucina: ogni giorno, in un arco di tempo che va dalle 16:00 alle 18:00, Ness (il suo soprannome) prepara e serve pietanze di ogni genere, da potersi definire tutto fuorché prelibate.

Si passa dalla pasta ai panini, ai piatti composti, ma niente di tutto ciò è lontanamente paragonabile al cibo italiano. A oggi non ci siamo ancora abituate a questa routine, perciò molto spesso decidiamo di cenare fuori insieme agli altri (a nostre spese ovviamente).

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Cibo a parte, la nostra permanenza si è sin da subito rivelata piacevole: i primi giorni abbiamo visitato tutti insieme la città a piedi, accompagnati dalle docenti, le quali ci illustravano la storia e la cultura del posto, per poi tornare a casa per cena e riuscire nuovamente dopo mangiato in compagnia degli altri alunni. Ognuno di noi, in base alla propria età, ha un orario di rientro a casa: io che ho 17 anni, ad esempio, ho l’obbligo di tornare alla base entro le 23:00, perciò mi sono dovuta organizzare con i vari autobus, che collegano perfettamente il mio quartiere con il centro della città dove solitamente trascorriamo le nostre serate. 

Questa cittadina è davvero carina e molto suggestiva, ci sono tantissimi posti da visitare e altrettante cose da fare durante il giorno; purtroppo tutti i negozi e i locali chiudono approssimativamente verso le 18:00, rimangono aperti solo i pub, dove i minorenni possono entrare fino alle 21:00. Fortunatamente siamo riusciti a trovare una grande sala giochi con tanto di bowling vicino alla piazza centrale, che rimane aperta fino a tardi ed è frequentata da molti ragazzi della nostra età di diverse nazionalità. Proprio qui abbiamo conosciuto altri studenti italiani, con i quali trascorriamo gran parte delle nostre serate, tra risate e qualche partita a bowling. 

Sembrerebbe che la nostra vacanza studio proceda all’insegna del divertimento e dello svago, ma vi assicuro che c’è anche dell’altro; tutti i ragazzi infatti, devono lavorare! Eh già, a ognuno di noi è stato assegnato un lavoro in base alle preferenze espresse durante il colloquio iniziale.

Alla maggior parte è toccato lavorare in uno dei tanti charity shop della città, molto simili ai nostri negozi dell’usato, ma il ricavato di questi viene dato in beneficenza a varie associazioni.

La cosa più interessante e caratteristica è il fatto che sono frequentati da un numero esorbitante di persone, di ogni età ed estrazione sociale. Io, in particolare, lavoro alla Salvation Army, un negozio che si occupa di racimolare denaro a favore dei ragazzi disadattati che non si possono permettere un’istruzione quantomeno decente. Mi piace il mio lavoro, lo trovo istruttivo e illuminante, sebbene non sia ciò che io vorrei fare in un futuro prossimo. Ho diversi compiti, tra i quali quello di stare in cassa e di servire i clienti, etichettare, piegare, stirare (ahimè ho dovuto imparare a fare anche questo), fare il cambio stagione, attaccare etichette, insomma un po’ di tutto. I miei datori di lavoro sono estremamente gentili, cordiali e soprattutto pazienti con me e le mie abilità con l’inglese, e i colleghi sono molto simpatici. Molti di loro hanno delle difficoltà motorie e/o psichiche, perciò bisogna avere un po’ di pazienza, ma devo dire che insieme ci divertiamo lo stesso. Pur non essendo il lavoro dei miei sogni, mi sta facendo crescere tantissimo sotto vari aspetti, e già solo a distanza di pochi giorni dalla partenza mi sento cambiata.

Ora sono proprio qui, in negozio, in un momento di pausa e relax dalla mia occupazione di cassiera, e cerco di ripercorrere mentalmente tutto il percorso già compiuto di questa esperienza, fantasticando invece, su quello che succederà prossimamente. 

Sento la mancanza dei miei familiari e amici più di quanto io non potessi immaginare, soprattutto durante la prima settimana, che è stata e sarà senza dubbio la più dura tra tutte, ma ora che mi sto abituando alla quotidianità inglese sono molto più tranquilla e serena. 

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Credo che questa esperienza segnerà la mia vita in modo indelebile, e già da ora, a distanza di 10 giorni dal suo inizio, mi ha insegnato tante cose che pensavo di sapere, ma che in realtà ignoravo totalmente. Ringrazio la mia scuola per la grande opportunità offerta dal progetto Oikos Erasmus+, che spero possa coinvolgere quanti più studenti possibile al suo interno. Quello che stiamo vivendo e imparando qui è impagabile, e mi auguro che anche altri dopo di noi abbiano questa grande occasione. 

Ora continuo il mio lavoro, ci risentiremo presto, ne sono sicura.

Maria

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Il 22 giugno siamo partiti per intraprendere una nuova avventura: iniziare a percorrere quella via che condurrà al mondo degli adulti, per cui tutti i giovani provano curiosità, vedendo quel desiderio di indipendenza e libertà finalmente realizzato, unito però anche al peso di altrettante responsabilità che contribuiranno a formarci come individui.

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I primi giorni, non mentirò, sono stati impegnativi: abituarsi a una realtà del tutto nuova, adeguarsi a nuovi ritmi, organizzarsi per prendere il bus in orario, lavorare per la prima volta. Ma poi le cose sono venute con naturalezza, tutti gli sforzi iniziali sono stati ripagati ed è proprio in quel momento che si inizia ad apprezzare davvero l’esperienza, a godere di ogni attimo e vedere le cose da un’altra prospettiva.

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Portsmouth è una città tranquilla a sud dell’Inghilterra confinante col mare, e forse è proprio per questo che si respira un’aria serena che permane anche negli abitanti, buoni e cortesi. I primi giorni l’abbiamo girata a fondo, con lunghe camminate esplorative anche lungomare. Non sono mancate nemmeno le gite, tra Londra, Winchester, Chichester, Brighton, visite ai musei ma anche tante uscite di gruppo la sera per conoscerci tutti meglio. Insomma, un’esperienza unica che consiglierei a chiunque.

Il viaggio migliora la mente in modo meraviglioso ed elimina i nostri pregiudizi.
(Oscar Wilde)

Carla

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Durante l’esperienza OIKOS Erasmus+ a Portsmouth, alla maggior parte di noi studenti è toccato lavorare in uno dei tanti charity shop della città, molto simili ai nostri negozi dell’usato, ma il ricavato di questi viene dato in beneficenza a varie associazioni. La cosa più interessante e caratteristica è il fatto che sono frequentati da un numero esorbitante di persone, di ogni età ed estrazione sociale. In particolare, io ho lavorato alla Salvation Army, un negozio che si occupa di racimolare denaro a favore dei ragazzi disadattati che non si possono permettere un’istruzione quantomeno decente. Ho apprezzato il mio lavoro, l’ho trovato istruttivo e illuminante, sebbene non sia ciò che io vorrei fare in un futuro prossimo. Avevo diversi compiti, tra i quali quello di stare in cassa e di servire i clienti, etichettare, piegare, stirare (ahimè ho dovuto imparare a fare anche questo), fare il cambio stagione, attaccare etichette, insomma un po’ di tutto. I miei datori di lavoro sono stati estremamente gentili, cordiali e soprattutto pazienti con me e le mie abilità con l’inglese, e i colleghi erano molto simpatici. Molti di loro avevano delle difficoltà motorie e/o psichiche, perciò bisognava avere un po’ di pazienza, ma devo dire che insieme ci siamo divertiti ugualmente. Pur non essendo il mio lavoro dei sogni, mi ha fatto crescere tantissimo sotto vari punti di vista e a oggi posso dire che mi ha cambiata.

Maria

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Martina Nuvoli

Il lavoro che ho svolto presso Boots, come si evince dalla foto, era a strettissimo contatto con gli scaffali. Trattandosi di una secolare compagnia e visto che il negozio era immenso, molte mansioni come il lavoro in cassa mi erano precluse. In sostanza la mattina aiutavo le sempre non sorridenti Debby e Sally a mettere la nuova merce negli scaffali e intanto tentavo di aiutare i clienti che mi chiedevano informazioni. Solitamente mi domandavano dove fossero le creme solari, molto utili nelle giornate perennemente nuvolose…  Di pomeriggio, dopo la pausa pranzo, mettevo gli eccessi negli scaffali del magazzino e infine si passava al tormento che ha completamente cambiato il modo di vedere i prodotti degli scaffali: l’allineamento. Per un arco di tempo non bene identificato dovevo spingere in avanti i prodotti degli scaffali per renderli “comprabili” come mi aveva detto Joanna, la mia tutor, il primo giorno di lavoro. L’aspetto più frustrante è sicuramente il fatto che il mio duro sforzo non serviva a tanto, dato che i clienti si impegnavano a riposizionare male i prodotti. Da come ho parlato sembra che io non abbia apprezzato la mia esperienza da Boots, ma non è così, perché ho anche trovato persone dello staff simpatiche e gentili, come la guardia (di cui non conosco il nome) che mi faceva sentire al sicuro venendo a lavoro una o due volte alla settimana. Tutto sommato Boots avrà sempre uno spazio nello scaffale dei miei ricordi, che terrò sempre ben allineato.

Martina

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Ho preso parte con grande entusiasmo al progetto OIKOS Erasmus+ con destinazione Portsmouth, Inghilterra, e questa è la descrizione del mio lavoro.

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Durante la permanenza in Inghilterra, ho lavorato presso il Groundlings Theatre di Portsmouth. Dal 10 luglio fino al 25 luglio erano previste delle rappresentazioni teatrali della commedia Molto rumore per nulla e della tragedia Romeo e Giulietta di William Shakespeare; dunque, fin dall’inizio, il mio lavoro è stato molto duro e pesante per aiutare a costruire “un teatro dentro il teatro” ovvero la scenografia, i posti a sedere e tutto il contorno.
È stata dura, a volte pensavo che gli inglesi fossero pazzi e che le loro idee potessero infrangere il limite del possibile, ma, nonostante tutto, siamo riusciti a portare a termine l’operato con grande orgoglio e gioia, e il risultato è stato più che gradito soprattutto dagli attori. L’ambiente era accogliente, mi sono trovato bene e sono felice di non aver fatto un lavoro che mi avrebbe impegnato in un negozio o altro, ma di aver fatto un lavoro più organizzativo ma soprattutto fisico, per la vita di un teatro. Ripeto che non è stata una passeggiata, tornando indietro starei attento a più cose e non rischierei così tanto, perché spesso le misure di sicurezza erano poche o del tutto inesistenti, ma questa difficile esperienza mi ha insegnato che non tutto è dato per scontato e non tutto è facile, in primis nella vita lavorativa. Una volta finita la scenografia il lavoro ha continuato a essere impegnativo dal punto di vista dell’organizzazione e ho sempre dato il massimo per essere riconosciuto non come uno dei tanti che ha fatto un’esperienza lavorativa, o come uno dei tanti che stava seduto a sorseggiare della Coca Cola prima che venisse il proprio datore di lavoro, ma come uno che ha sudato tanto per un fare un lavoro come si deve.
Sono grato al progetto e a chiunque mi abbia aiutato in questa esperienza.
La foto rappresenta la nostra più grande soddisfazione, con l’intero cast che è stata una parte – o forse l’unica – ad aver capito che un teatro, senza uno staff di lavoratori che ci mettono anima e corpo, non esisterebbe.

Gabriele

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Durante il mio soggiorno a Portsmouth ho lavorato nel quartiere di Cosham, nel charity shop della British Heart Foundation, dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 16:00.
I charity shop sono negozi che vendono articoli usati di tutti i tipi, che vengono donati dalle persone.
Il primo giorno Cath, la responsabile, mi ha spiegato come funziona il negozio, quali sarebbero stati i miei compiti e come il negozio era diviso in back, la parte del retro in cui gli articoli vengono preparati e shop floor, dove gli item vengono esposti e venduti.
Durante la mattinata stavo nel back, dove mettevo e compilavo con data e codice le etichette ai nuovi articoli con un’etichettatrice manuale.
I vestiti, dopo essere stati etichettati e messi nelle grucce a differenza degli altri articoli che venivano sistemati direttamente nel shop floor, venivano stirati con lo stema (che i miei colleghi inglesi odiavano per il vapore caldo che rilascia).
Dopo esser stati stirati, Cathy li prezzava e io li sistemavo nei vari reparti nel shop floor.
Dalle 12:00 alle 13:00 facevo una pausa nella quale pranzavo con gli altri.
Durante il pomeriggio stavo nel shop floor con Cath; mi occupavo della cassa e lei sistemava le porcellane mentre parlavamo.
Qualche volta durante il pomeriggio mi è capitato di cambiare i manichini o riallestire le vetrine. Stando in cassa mi è successo di rimanere senza cambio e allora andavo nella banca vicina.
Spesso durante il pomeriggio interagivo con persone molto singolari e con richieste altrettanto particolari.
Vecchiette che mi parlavano dei nipoti così tanto che camminando per le vie del centro avrei potuto riconoscerli, oppure persone che mi chiedevano se vendessi i riduttori della tavoletta del water da usare come cuscino per la madre allettata…
Durante la mia esperienza lavorativa sona stata fortunata e ho trovato persone davvero gentili e piacevoli con cui parlare mentre lavoravo.

Diletta

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Perpignan 2019

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Ormai sono passate due settimane dall’arrivo qui a Perpignan, una città tanto strana quanto familiare. Molte scene cittadine ricordano casa, ma l’ambiente qua è particolarmente sensibile: accanto a lunghi viali alberati è facile incontrare dai clochard alle bandiere catalane.

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A quanto pare gli abitanti di questa regione le sentono più vicine rispetto al tricolore francese, come già avevamo notato dalla festa catalana di San Juan di qualche domenica fa: ci si chiede se il quattordici luglio vivremo con la stessa atmosfera la festa nazionale francese. Nonostante le scuole siano finite da pochissimi giorni, un vasto flusso di persone si reca sistematicamente alla località di Canet-en-Roussillon, che ben conosciamo: è qua infatti che sei ragazzi del nostro gruppo lavorano come stagisti in tre diversi stabilimenti balneari.

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È martedì, quindi la clientela non è delle più numerose, ma la spiaggia è rilassante e al tempo stesso particolare: alle nostre limpide calette della Sardegna si è sostituito un litorale che sembra oceanico.

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Il mio primo pensiero, una volta arrivato a Canet, è stato un profondo senso di smarrimento per quella distesa di mare che non vedeva una fine. I clienti che frequentano gli stabilimenti sono particolarmente gentili e comprensivi con noi italiani, nonostante lo stereotipo del francese modello che riversa un leggero astio verso il nostro paese; anche i colleghi sono straordinariamente affabili, e con loro la fatica del lavoro si abbandona a un senso di comunità benevola che spesso sfocia in gavettoni o scambi di curiosità tra la mentalità francese e quella italiana.

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Al tutto si aggiungono numerosi clienti inglesi, spagnoli o tedeschi che fanno di questo vasto litorale un crocevia di culture così distanti e che stiamo riscoprendo tremendamente simili.

Michele

 

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Per prepararci alla nostra permanenza qui a Perpignan la scuola di lingue ALFMED, ente francese di riferimento al progetto OIKOS, ci ha permesso di partecipare a un corso intensivo di lingua. Infatti per i primi giorni di permanenza grazie a Charlotte, studentessa in Erasmus dall’Inghilterra, ci siamo cimentati nell’apprendimento della grammatica francese di base per permetterci un linguaggio base durante il tirocinio. Ci sono stati messi a disposizione una cartella con mappe e volantini di eventi a Perpignan e dintorni, un calendario con vari appuntamenti e una mappa cartacea della cittadina. Sebbene il tempo a disposizione fosse poco, abbiamo fatto varie attività.

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Veronica, una ragazza italiana che lavora ad ALFMED, ci ha aiutati a scrivere una lettera di presentazione con alcune informazioni personali e professionali sulle vite di ciascuno di noi, da dare ai nostri datori di lavoro.
Con altri ragazzi, qui in Erasmus dalla Spagna e dalla Germania, abbiamo fatto un gioco tipo Taboo, con lo scopo di indovinare due parole con una regola aggiuntiva al cambiare della carta: una nazione o un mestiere.

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Infine con Florance, direttrice di ALFMED abbiamo fatto una lezione di circa un’ora su come mantenere un atteggiamento e un abbigliamento professionale e rispettoso.
Tutto ciò accompagnato da té e bevande offerte dalla scuola in qualsiasi momento noi volessimo.

Eleonora

 

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Abbiamo trascorso la nostra prima domenica in ErasmusCollioure, comune francese distante da Perpignan meno di un’ora.

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Appena arrivati siamo rimasti affascinati dai vivacissimi colori che avvolgono la cittadina, considerata la perla della Costa Vermiglia (Côte Vermeille).

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Successivamente abbiamo visitato un’importante testimonianza storica della contesa francese-spagnola, il Château Royal de Collioure, da cui abbiamo potuto apprezzare spazi immensi che ci hanno riportato indietro nel tempo e panorami straordinari. In seguito alcuni di noi hanno scelto di trascorrere il primo pomeriggio visitando l’affascinante Collioure, altri invece hanno scelto di contemplare la profonda quiete marina della cittadina.

Martina

 

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Comunicazioni OIKOS Erasmus+

Riteniamo utile pubblicare tutte le comunicazioni riguardanti il progetto OIKOS Erasmus+ per l’anno scolastico 2018/2019

35 – Erasmusdays 2018

58 – presentazione Oikos Erasmus+

80 – domanda ammissione Oikos

95 – ammissione alla selezione Oikos

110 – calendario selezione Oikos

120 – prove orali selezione Oikos

126 – punteggi parziali prove Oikos

137 – risultati selezione Oikos

155 – incontro Oikos Erasmus+

157 – disponibilità docenti per Oikos

160 – contratto beneficiari Oikos

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Erasmusdays 2018

Sabato 13 ottobre, nell’aula magna del Liceo Azuni, nel quadro delle iniziative “Erasmusdays 2018” che quest’anno si sono svolte in contemporanea in tutta Europa, 40 studenti delle classi terze e quarte dello scorso anno scolastico del Liceo Classico, Musicale e Coreutico hanno raccontato la loro esperienza di tirocinio lavorativo della durata di cinque settimane a Berlino, Perpignan e Plymouth.

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Dopo un’introduzione ai lavori da parte del dirigente scolastico del Liceo Azuni, professor Roberto Cesaraccio, presenti l’Assessora alle politiche educative del Comune di Sassari, Alba Canu, il professor Luciano Gutierrez, Delegato per il progetto Erasmus dell’Università di Sassari, nonché docenti e alunni degli altri licei cittadini, gli studenti coinvolti nel progetto hanno raccontato le loro esperienze di lavoro in Germania, Francia e Gran Bretagna, impiegati in agenzie fornitrici di  servizi, librerie, teatri, musei, negozi, bar, aziende vinicole, ma anche in attività dedicate a ragazzi diversamente abili.

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Nei mesi tra giugno e agosto scorsi, gli alunni sono partiti per vivere l’esperienza del primo anno del progetto quadriennale “Erasmus+ OIKOS: Opportunities and International Keys for Occupational Skills”, avviato in un’ottica di internazionalizzazione dell’offerta formativa del Liceo Azuni e, in forma più ampia, della città e di tutto il territorio. L’esperienza rientra in un piano quadriennale che terminerà nel 2021 e che consentirà al Liceo Azuni di offrire a 180 dei propri alunni la straordinaria opportunità di svolgere un tirocinio all’estero. Un’opportunità ottenuta grazie allo sforzo progettuale di un gruppo di docenti che sono riusciti a portare al Liceo Azuni, unico istituto sardo tra cinque istituti a livello nazionale, la carta della mobilità VET. Gli insegnanti impegnati nel progetto hanno ripreso le fila del lavoro straordinario portato avanti dal compianto professor Andrea Blasina, infaticabile promotore del “Progetto Leonardo” che ha consentito a circa 700 alunni dei licei sassaresi di maturare una così significativa esperienza.

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Gli allievi dell’Azuni hanno sottolineato l’importanza della loro esperienza a diretto contatto con la cultura, gli usi e le tradizioni delle città che li hanno ospitati, nell’esercizio quotidiano dell’uso delle lingue straniere e nel confronto con studenti loro coetanei provenienti da altri paesi europei. Gli allievi degli altri licei hanno a loro volta portato il contributo delle proprie esperienze di mobilità, in una convergenza di intenti e di idee che ha ribadito l’importanza di una simile iniziativa.

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Il progetto “Erasmus+ OIKOS” del Liceo Azuni, che ha come referenti i docenti Stefania Gala e Nicola Cadoni e al quale hanno collaborato nel tempo anche i docenti Fabio Di Pietro, Andrea Piras e Jana Bitti, ha coinvolto complessivamente ben 11 insegnanti per l’organizzazione dei viaggi e l’accompagnamento degli allievi alle rispettive destinazioni.
L’incontro è stato arricchito anche dalle testimonianze degli ex studenti del liceo che negli anni scorsi hanno partecipato a esperienze formative all’estero organizzate dalla scuola, per una continuità tra passato e presente che vuole riaffermare l’attenzione dell’istituto alla dimensione europea.

Appunti di viaggio da Plymouth

Day 1

Dopo due ore di volo da Alghero a Londra e quasi sei in pullman, rigorosamente nella corsia di sinistra – quella “sbagliata”, come diciamo noi -, finalmente Plymouth si apre alla nostra vista, con quelle che saranno le nostre famiglie per cinque settimane ad accoglierci a braccia aperte. Se fossimo meno stanchi, probabilmente apprezzeremmo di più l’adorabile paesaggio all’inglese che la città ha da offrirci, ma ci si chiudono gli occhi e domani abbiamo una giornata impegnativa…

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Day 2

Le nostre famiglie ci accompagnano nel college a cui siamo affiancati per questa esperienza, e lì ci vengono date le informazioni utili al nostro lavoro. Poi, per la gioia di tutti, veniamo portati in giro per la città da uno dei professori del college, in un vorticoso tour per il centro storico di Plymouth, tra porti centenari, schermi giganti nel bel mezzo delle piazze e l’attrazione principale della città: il faro, risalente alla metà del 1700. Vediamo anche la statua dedicata a Sir Francis William Drake, originario del Devon e fidato aiutante della regina Elisabetta I. Sicuramente la parte più divertente è stata posare come i Beatles, nello stesso luogo in cui era stata scattata una loro foto mentre erano in visita a Plymouth. Ma ora siamo tesi e nervosi per il primo giorno di lavoro…

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Day 3

Finalmente il primo giorno di lavoro! Gli inglesi sono persone puntuali, attente alle regole e ci danno orari precisi, con la pausa pranzo come ora libera. Sono estremamente gentili e non molto restrittivi, ma dobbiamo rispettare le poche indicazioni che ci danno. Per quanto stanchi siamo assolutamente entusiasti del nostro lavoro. Tutti insieme decidiamo di fare il nostro primo giro autonomamente per la città e scopriamo che i locali chiudono molto presto, ma che i posti più gettonati sono i pub, dove c’è musica e la gente si riunisce per divertirsi. Credo che in Italia la cosa più vicina sia il “bar” ma trovo che i pub inglesi siano molto più interessanti. Continuiamo a guardarci in giro notando la diversità dello stile delle case, così tipiche da sembrare quelle di un film americano, con tanto di vie costellate di alberi; non vediamo l’ora che arrivi il weekend.

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Day 4

Finalmente sabato! Non avendo in programma nessuna escursione decidiamo di dividerci in due gruppi: alcuni vanno a fare un picnic al faro (con tanto di ustioni date dai 25°), mentre altri vanno alla Saltram House, poco distante dalla città. Dopo la cena alle 18:30, orario a cui non siamo abituati (fra le altre cose), decidiamo di uscire per le vie della città, dove incontriamo tre ragazze campane, sul posto per un’esperienza di lavoro, che ci raccontano un po’ della vita qui. Purtroppo domani ci aspetta una giornata pienissima e dobbiamo andare a dormire presto…

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Day 5

“Appuntamento al grande schermo” alle 9:30, destinazione Exeter, cittadina a un’ora di distanza da Plymouth. Dopo aver visto la cattedrale della città, monumento principale, ci dividiamo nuovamente in due gruppi per il pranzo: alcuni si siedono nei parchi vicino alla cattedrale a mangiare comodamente, nonostante le disavventure con i gabbiani, altri vanno in un pub a guardare la partita dell’Inghilterra insieme agli esuberanti – per usare un eufemismo – tifosi inglesi. Dopo un’ora passata a fare del sano shopping, riprendiamo il treno. Troppo stanchi per uscire, ci prepariamo a tornare al lavoro.

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Qui Plymouth

Sveglia 8:45.
Sono stata fortunata. Niente bus per andare a lavoro. Solo dieci minuti di camminata per raggiungere un piccolo teatro nel bel mezzo di un parco.

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Oltre al lato artistico che caratterizza il mio tirocinio (dipingere fondali per il palcoscenico, decorare le pareti, ecc.), stare a contatto con i bambini che imparano che cos’è il teatro porta sempre il buonumore.

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Report di Ginevra Cubeddu

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Ogni mattina

Ogni mattina, dal lunedì al venerdì, la sveglia suona alle 7:30.
Prendo il bus alle 8:13 e vado alla warehouse, dove io e Francesca Fancellu incontriamo Audrey, una simpatica vecchietta dall’inglese comprensibilissimo che supervisiona il nostro tirocinio che inizia alle 9:00. Armate di carta e penna, io e Francesca iniziamo a catalogare libri per genere negli scaffali, trascrivendo il numero del libro con cui è registrato sul computer, l’autore e il titolo.

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Verso le 11:00 arriviamo in taxi con Audrey alla Book Cupboard nel Barbican; lì ad aspettarci troviamo Andy, che ogni mattina ci manda al THE BARBICAN PASTY Co per prendere il caffellatte per lui, il cappuccino per Audrey e il tè per me e Francesca. Capire ciò che dice Andy per noi è una sfida, dato che è scozzese e a differenza di Audrey non si capisce bene, ma tra uno scaffale e l’altro riusciamo anche a conversare e scherzare con lui.

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Ci ha insegnato a impacchettare i libri e spedirli dal post office lì vicino, a servire i clienti e ormai siamo diventate esperte ricercatrici di libri “perduti”.
Alle 13:00 Andy ci congeda e ci dice di goderci il pomeriggio e noi andiamo a prendere la Cornish Pasty nello stesso posto dove la mattina prendiamo le bibite calde per tutti; ormai anche i titolari del locale ci conoscono e ci salutano calorosamente.

Report di Gaia Lutzoni

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7:00 AM

7:00 AM, sveglia impostata per 5 giorni alla settimana, doccia veloce, qualcosa per colazione e via sul bus. Tutti i propositi di fare un sonnellino nel tragitto casa-lavoro svaniscono quando mi ricordo che nessuno, facendo il viaggio da solo, mi sveglierebbe. Ma va bene ugualmente.
9:30 AM, si entra nel luogo di lavoro, dove è richiesta la massima puntualità, e ci si dirige a un bancone dove apporre la propria firma e poi sul retro a deporre gli zaini negli armadietti; ed è qui che inizia la vera e propria giornata lavorativa.

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Mi dirigo dal mio responsabile per sapere cosa dovrò fare in giornata e con mia sorpresa ha sempre qualcosa di nuovo da assegnarmi, che ovviamente mi terrà impegnato per tutto il giorno: stare ai camerini, riordinare i capi per ordine di taglia, di marca, di colore, assicurarsi che ogni capo abbia la gruccia e il cubetto con la taglia adeguati… Queste sono solo alcune delle cose in cui consiste il mio tirocinio, durante il quale ho ovviamente modo di esercitare la lingua e imparare moltissimi termini ed espressioni che solo stando sul campo si possono imparare. Ho avuto modo di fare amicizia con moltissimi ragazzi inglesi che erano lì per il mio stesso motivo, instaurando così una complicità tale che non importava quanto poco tempo fosse passato, ma eravamo subito amici.

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Ovviamente, per ogni lavoro che si rispetti ci sono alti e bassi. Non mi posso certamente lamentare per il posto di lavoro, ma altrettanto non si può dire per alcuni colleghi, che, a volte dimenticandosi che sono italiano, parlavano in modo davvero incomprensibile, rimanendo scocciati qualora io chiedessi di ripetere e che rispondevano in modo palesemente sgarbato, nonostante io avessi sempre il sorriso sul volto; inoltre cercavano in tutti i modi di evitare una conversazione se io facevo una domanda.
Con questo non voglio far di tutta l’erba un fascio e voglio sottolineare che moltissimi altri colleghi si sono mostrati molto ben disposti a prestare aiuto a un ragazzo che si trova a più di 1000 km da casa, in una situazione completamente nuova, e sono stati più che felici di far parte anche loro di questa esperienza. Ho avuto modo di conoscere meglio un collega di 20 anni e una collega di 18, scoprendo di avere moltissime cose in comune con loro, dai gusti musicali alla passione per la storia inglese.
Certamente sarò felice di ritornare a casa, fra 8 giorni, ma pensandoci e ripensandoci dico: “Mmmh…, che poi alla fine qui non si sta così tanto male”.

Report di Gabriele Cannas

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La mia giornata

La mia giornata inizia alle 7:10, quando suona la sveglia in una tipica casa inglese di Springhill road. Dopo essermi preparata di corsa e aver fatto colazione con Franciska, l’exchange student proveniente dalla Germania e arrivata qui l’8 luglio, esco di casa per recarmi alla fermata del bus con Marta e Ylenia, che vivono nella strada a fianco alla mia e che fanno parte del gruppo dei venti ragazzi partiti per Plymouth dal Liceo Azuni. Ci ritroviamo con gli altri al big screen e io e Gabriele, dopo aver salutato gli altri, ci rechiamo a lavoro, ovvero in un centro commerciale di New George street, Debenhams.

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È un bel posto ed è stato molto interessante sin dal primo giorno scoprire cosa si cela dietro il solito centro commerciale che tutti conoscono.
È stato come vedere il “dietro le quinte”: le numerose sale nella zona riservata al personale, la sala della mensa, le stanze riservate alle telecamere, i magazzini, ecc.
Io lavoro nel reparto donna, al primo piano.

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Le mansioni da svolgere poi sono più o meno sempre le stesse: ritirare i vestiti dal camerino e rimetterli al giusto posto, riordinare sezioni del negozio, in base alla taglia dei vestiti o alla gradazione del colore, verificare la merce in sconto, stampare barcode da applicare quando vi sono nuovi sconti e così via.

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La pausa pranzo inizia alle 12:00 e finisce alle 13:00 e a quel punto si prosegue a lavorare fino alle 16:00 quando, un po’ stanca, ritorno a casa con il bus.

Report di Valentina Canu

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Willow Childcare Centre

Dopo quattro settimane passate al Willow Childcare Centre posso ritenermi assolutamente soddisfatta del mio percorso lavorativo qui a Plymouth. Ogni giorno i bambini mi regalano milioni di sorrisi, mi coinvolgono nei loro giochi fantasiosi e mi insegnano parole nuove. Inizialmente è stato difficile riuscire a capire il loro inglese un po’ pasticciato, specialmente con i bambini più piccoli che confondono alcune lettere e non riescono a pronunciarne altre.
Poi, col passare dei giorni, è diventato sempre più semplice parlarci.
Il mio turno inizia alle 9:00 e finisce alle 16:00, e ho una pausa di mezz’ora per mangiare.
Le mie mansioni si limitano a giocare con i bambini, aiutarli quando cadono o hanno un problema e stare attenta che nessuno di loro faccia qualcosa di pericoloso; sembreranno banalità, ma badare a così tanti bambini contemporaneamente è molto più difficile e stancante di quanto credessi.

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Però, nonostante torni a casa piena di sabbia dalla testa ai piedi ed esausta, sono felice di aver riscoperto un mondo di cui mi ero dimenticata e di aver conosciuto persone splendide e gentili che hanno fatto di tutto per mettermi a mio agio e farmi sentire a casa.

Report di Giulia Poli

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14/07/2018

Sveglia alle 8:00 e come ogni sabato ci ritroviamo tutti al big screen alle 8:45, questa volta con destinazione Torquay. Dopo circa un’ora di treno, usciti dalla stazione ci siamo ritrovati davanti un panorama fantastico. La prima cosa che si nota è una grande e splendida spiaggia con dietro un’immensa ruota panoramica che ricorda un po’ Londra.

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Passati davanti al Grand Hotel, da dove parte un percorso culturale tra i luoghi cari alla scrittrice Agata Christie (nativa proprio di Torquay), il gruppo si divide e una parte effettua una visita alle caverne preistoriche. Alle 12:30, dopo mille giri e salite, arriviamo finalmente alle caverne dove ad attenderci nel parcheggio c’è una meravigliosa auto d’epoca, simile a quelle che si vedono nei film.

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Ne approfittiamo per farci qualche foto e poi via in caverna, dove, appena entrati, si ha la sensazione di essere trasportati indietro di milioni di anni. Accompagnati da una guida turistica simpatica e carina ci siamo avventurati alla scoperta di meravigliosi cunicoli e stanze. Michela, approfittando di una bellissima rientranza della grotta, ci ha regalato un passo di danza.

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Finito il tour delle caverne, si torna in città per incontrare gli altri e approfittarne per fare un giro sulla ruota panoramica.

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Alcune foto e poi si ritorna a casa, stanchi ma felici.

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Report di Francesca Fancellu

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Un saluto a tutti

Questa foto esprime la soddisfazione del gruppo Oikos Erasmus+ di Plymouth per l’esperienza che si sta per concludere. Siamo vicino a Royal Parade, dove di solito ci diamo appuntamento, dopo la compilazione del secondo monitoraggio previsto.

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Report della professoressa Martina Dettori

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28 luglio 2018

Dopo quattro lunghi giorni a casa, la testa e il cuore continuano a restare a Plymouth.

Il pensiero che sia stata solo una piccola parentesi del nostro percorso spaventa, perché la nostra routine là non esisteva più e potevamo ricrearci ed essere ciò che volevamo. Senza che neppure lo notassimo, dopo qualche giorno di adattamento quella piccola città sul mare era diventata la nostra città. E là, anche se può sembrare assurdo, siamo cambiati e cresciuti, abbiamo riscoperto qualcosa di noi e scoperto i nostri compagni di viaggio, abbiamo avuto coraggio e maturità quando è servito, ma soprattutto abbiamo riso e sorriso per la maggior parte del viaggio per il semplice fatto che in fondo eravamo liberi e senza limiti.

Inizialmente pensavamo che il limite fosse rappresentato dal lavoro, ma dopo poco ci siamo resi conto di che arricchimento fosse dal punto di vista umano e personale, chi più e chi meno.

Che dire quindi?

Semplicemente grazie a quella piccola città di mare che ci ha accolto, grazie a questo gruppo che è nato da niente e che pure, dopo solo quattro giorni che non si vede, sente nostalgia.

Nostalgia di cosa?

Nostalgia delle notti al faro a raccontarsi, nostalgia delle abbuffate al MC alle 11 di notte, nostalgia delle prese in giro, nostalgia dei giochi stupidi a Royal Parade, nostalgia delle nostre voci che cantano a squarciagola in quella città che ormai era nostra.

Non vogliamo essere ipocriti e dire che tutto è stato perfetto, perché non è cosi: è stato difficile mettersi alla prova e vincere le nostre paure, ma nessuno, davvero nessuno, non avrebbe voluto restare un poco di più.

L’augurio più vero che facciamo a noi stessi è di mettere tutta questa esperienza nel bagaglio personale, di custodirla come un momento raro e prezioso. L’augurio più vero che facciamo a chi verrà dopo di noi è di lasciarsi andare, di buttarsi, perché solo così si torna a casa dopo 35 giorni rendendosi conto di aver lasciato qualcosa di sé in una città inglese e fra le persone là conosciute.

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